Immobili Asl: patata bollente ai nuovi dirigenti
L'indirizzo ribadito della Regione è quello di una vendita. In città sarebbero tre: il Sant'Antonio, la sede della Croce Verde con l'ente interessato all'acquisto e Villa Gabrieli al centro di molte polemiche
L'indirizzo ribadito della Regione è quello di una vendita. In città sarebbero tre: il Sant'Antonio, la sede della Croce Verde con l'ente interessato all'acquisto e Villa Gabrieli al centro di molte polemiche
OVADA – Nel caso di Villa Gabrieli c’è anche un problema di degrado del parco che la popolazione inizia a percepire come difficilmente sopportabile, specie dopo il taglio di 25 alberi (sul patrimonio totale di 153) deliberato di recente. Ma la questione riproposta la settimana scorsa dall’assessore Regionale Antonio Saitta inquadra un tema più generale: vendere i beni immobili di proprietà può essere per l’Asl un sistema di autofinanziamento in tempi di finanze sempre meno certe. E allora il pensiero corre all’ospedale vecchio, percui la dismissione era già stata di fatto annunciata dal predecessore dell’attuale direttore generale da poco nominato, Gilberto Gentili. Il pensiero corre, come detto, a Villa Gabrieli. E anche alla sede della Croce Verde.Quest’ultima situazione è forse quella più facile da dirimere. L’ente di largo 11 gennaio ha da tempo manifestato l’interessa a comprare la palazzina che ospita gli uffici amministrativi, il circolo e i locali frequentati dai militi. L’Asl aveva mostrato una timida apertura. La nuova dirigenza dovrà riannodare i fili se l’indirizzo rimarrà il medesimo.
Questione Villa Gabrieli. “Ci lavora una manciata di pendenti – spiegava già nel 2013 il presidente dell’Osservatorio Attivo, padre Ugo Barani – Accollarsi costi così alti non ha senso”. C’è chi però chi punta il dito verso l’inadeguatezza della gestione. “E’ ora che l’Asl, che ne è proprietaria, capisca che i cittadini sono stufi – attacca Angelo Priolo, segretario cittadini di Fratelli d’Italia – O deciderà ristabilire un minimo di pulizia e ordine, o ci muoveremo noi con una manifestazione di protesta, fosse anche solo un raduno di bimbi e genitori con cartelloni e slogan”.
Nel 2013 pareva segnato il destino del Sant’Antonio di via XXV aprile, fino al 1990 l’ospedale vero e proprio della città. Costi altissimi, tra manutenzione e riscaldamento consigliavano di spostare tutto nel all’ospedale di via Ruffini, nel piano rimasto vuoto dopo il trasloco della Fisiatria. “Pretendiamo – la risposta dei primi cittadini dell’Ovadese – di vedere una pianificazione seria e capire se ci sono gli spazi. Soprattutto, non accetteremo che il distretto sia separato dal Consorzio servizi sociali”. Una volta dismesso rimarrebbe comunque il problema di trovare soggetti potenzialmente interessati all’acquisto.