La Grande Guerra vista con gli occhi degli ovadesi
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Redazione - redazione@ovadaonline.net  
17 Maggio 2015
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La Grande Guerra vista con gli occhi degli ovadesi

Domenica prossima sarà presentata la mostra curata dall'Accademia Urbense che racconta il primo conflitto mondiale attraverso i reperti di chi l'ha combattuta

Domenica prossima sarà presentata la mostra curata dall'Accademia Urbense che racconta il primo conflitto mondiale attraverso i reperti di chi l'ha combattuta

OVADA – La “Grande Guerra” è il conflitto dei fanti. Per Ovada una storia dolente di figli dei mezzadri, in genere delle fasce più popolari, catapultati a combattere lontani da casa in zone poco conosciute. Si calcola che già nel 1915 fossero partite più di 700 persone. Quando nel 1968, l’allora presidente della Repubblica Giuseppe Saragat decise di conferire ai superstiti il Cavalierato e la Medaglia di Vittorio Veneto, 435 furono i nominativi ovadesi in età compresa tra 75 e 97 anni. Il totale si aggira sui mille. Per molto tempo il numero dei caduti ufficiali fu 125, così come ricordati nella lapide del primo piano del Palazzo Comunale. Secondo ricerche successive portate avanti dall’Accademia Urbense sono almeno altri 45 gli ovadesi che nel conflitto persero la vita e dimenticati nel periodo successivo.

Si parlerà di tutto questo nella mostra che l’Accademia Urbense sta organizzando per il prossimo ottobre e che avrà una sua presentazione in anteprima domenica prossima alle 17.00 alla Loggia di San Sebastiano. Alle 21.00, sempre alla Loggia,  sarà Arturo Vercellino a tratteggiare il panorama culturale di quel periodo, un excursus tra gli artisti e esponenti della cultura che hanno dato il loro contributo alle operazioni belliche; con il professore, la chitarra della Andreina Mexea si occuperà di riprodurre le atmosfere musicali dell’epoca.

 “Stiamo catalogando e dando un ordine logico – spiegano dall’Accademia Urbense che si occuperà di allestire la mostra – il materiale che intendiamo esporre. In particolare lavoriamo sulle donazioni arrivate dai privati. Fra questi c’è il diario di Colombo Ferrando, classe 1881, contadino, apprezzato cantiniere, bravo musicante della Filarmonica, richiamato nel 1915 poche settimane prima dell’entrata in guerra dell’Italia. Fatto prigioniero dopo la disfatta di Caporetto (ottobre 1917) finì in campo di concentramento e ritornò sano e salvo in famiglia la vigilia di Natale del 1918. Durante la guerra in trincea prestò servizio come porta feriti”. La vita al fronte è tratteggiata anche dalle lettere inviate da Domenico Alberti, guardia civica mutilata ad un occhio. “In molti casi si trattava di gente che aveva fatto le elementari, che scriveva con difficoltà”. Sempre tra i prestiti i numeri della “Domenica del Corriere” più significativi tra quelli pubblicati in quegli anni. La stessa accademia sta lavorando a un numero mografico di “Urbs”, in uscita in concomitanza della mostra. “Siamo aperti ai contributi di tutti. Rinnoviamo l’invito a chi ha ancora qualche reperto a farcelo avere”. 

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