La Grande Guerra vista con gli occhi degli ovadesi
Domenica prossima sarà presentata la mostra curata dall'Accademia Urbense che racconta il primo conflitto mondiale attraverso i reperti di chi l'ha combattuta
Domenica prossima sarà presentata la mostra curata dall'Accademia Urbense che racconta il primo conflitto mondiale attraverso i reperti di chi l'ha combattuta
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Si parlerà di tutto questo nella mostra che l’Accademia Urbense sta organizzando per il prossimo ottobre e che avrà una sua presentazione in anteprima domenica prossima alle 17.00 alla Loggia di San Sebastiano. Alle 21.00, sempre alla Loggia, sarà Arturo Vercellino a tratteggiare il panorama culturale di quel periodo, un excursus tra gli artisti e esponenti della cultura che hanno dato il loro contributo alle operazioni belliche; con il professore, la chitarra della Andreina Mexea si occuperà di riprodurre le atmosfere musicali dell’epoca.
“Stiamo catalogando e dando un ordine logico – spiegano dall’Accademia Urbense che si occuperà di allestire la mostra – il materiale che intendiamo esporre. In particolare lavoriamo sulle donazioni arrivate dai privati. Fra questi c’è il diario di Colombo Ferrando, classe 1881, contadino, apprezzato cantiniere, bravo musicante della Filarmonica, richiamato nel 1915 poche settimane prima dell’entrata in guerra dell’Italia. Fatto prigioniero dopo la disfatta di Caporetto (ottobre 1917) finì in campo di concentramento e ritornò sano e salvo in famiglia la vigilia di Natale del 1918. Durante la guerra in trincea prestò servizio come porta feriti”. La vita al fronte è tratteggiata anche dalle lettere inviate da Domenico Alberti, guardia civica mutilata ad un occhio. “In molti casi si trattava di gente che aveva fatto le elementari, che scriveva con difficoltà”. Sempre tra i prestiti i numeri della “Domenica del Corriere” più significativi tra quelli pubblicati in quegli anni. La stessa accademia sta lavorando a un numero mografico di “Urbs”, in uscita in concomitanza della mostra. “Siamo aperti ai contributi di tutti. Rinnoviamo l’invito a chi ha ancora qualche reperto a farcelo avere”.