Erbacce? No, leccornie nel piatto
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Simonetta Albertelli - redazione@ovadaonline.net  
18 Dicembre 2014
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Erbacce? No, leccornie nel piatto

Occorre, ovviamente, avere un'idea precisa delle erbe che si vanno a raccogliere, per evitare controindicazioni a volte non proprio piacevoli

Occorre, ovviamente, avere un'idea precisa delle erbe che si vanno a raccogliere, per evitare controindicazioni a volte non proprio piacevoli

MOLARE  – Frittata di tarassaco, ravioli alla borragine, minestra di malva… questi solo alcuni dei piatti che si possono preparare con le erbacce che crescono spontanee nel nostro territorio. Riavvicinarci a questo mondo di piante che possono arricchire o addirittura sostituire le nostre pietanze, sembra essere un’utopia, eppure è bastata una breve ricerca per scoprire che si tratta, invece, di un pratica diffusa, soprattutto grazie agli insegnamenti ricevuti dalle persone più anziane che vivevano prevalentemente in una realtà contadina. Dice Monica, infermiera trentenne: “Dalla nonna ho appreso l’arte, perché di arte si tratta, degli sciroppi: da quello di rosa fino a quello di sambuco e ho imparato a fare l’impasto degli gnocchi con le ortiche e la “misticanza” di prato”. Occorre, ovviamente, avere un’idea precisa delle erbe che si vanno a raccogliere, per evitare controindicazioni non proprio piacevoli.

Di grande aiuto sono i libri fotografici ed illustrati, come quello presentato la scorsa settimana nella biblioteca comunale di Molare. “Avete portato le pentole?” è la prima domanda scherzosa che Carlo Fortunato, autore di “Le erbacce nel piatto: dall’antipasto all’ammazzacaffè” fa alle signore in sala e sottolinea quanto il nostro territorio sia ricco di alimenti da far invidia ai concorrenti di Master Chef: “Erbe che, ad oggi, sono più facilmente reperibili. A differenza di un tempo, quando le stagioni erano più cadenzate e la raccolta avveniva al disgelo, oggi abbiamo magari tre primavere all’anno e molte piante hanno più cicli di ricrescita”. In inverno è possibile trovare, ad esempio, il tarassaco, considerato il “maiale delle erbe spontanee” in quanto è completamente commestibile, dalla radice al fiore. “Ci sono poi piante, come la robinia, che noi chiamiamo gaggia, i cui fiori in pastella sono una delizia ma che hanno un  di fioritura molto breve. Bisogna essere tempestivi nella raccolta” sottolinea Gianna, appassionata anche di “donnette” (il papavero nella fase iniziale) passate al burro.

Gli esempi emersi dall’indagine sono davvero moltissimi: si può cucinare con le margherite di prato, con il gelso, con l’allaria, la cicoria, il crescione. Ma non solo:  si possono preparare ottimi infusi per il benessere del nostro organismo, liquori e marmellate, senza passare necessariamente al supermercato. Sperando, quindi, in uno stop dell’inquinamento ambientale, facile pensare che, malgrado la crisi, non moriremo certamente di fame.

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