Voto: gli ovadesi non si scaldano troppo
Cè chi dichiara che proprio non si recherà alle urne perché stufo e chi invece sostiene che cinque liste sono troppe, ma cè anche chi ha deciso di impegnarsi
C?è chi dichiara che proprio non si recherà alle urne perché ?stufo? e chi invece sostiene che cinque liste sono troppe, ma c?è anche chi ha deciso di impegnarsi
OVADA – “Ah.. si vota. Ma quando di vota? E perché si vota? Per il sindaco? Già, l’avevo letto da qualche parte…è obbligatorio votare?!”, ed ecco l’unica risposta, in merito alle prossime elezioni amministrative del 25 maggio, alla quale lasciamo libera interpretazione ai lettori. A darla un ventitreenne ovadese: età e risposta la dicono lunga. Più secchi, invece, i pareri di chi vuole astenersi al voto: “Non ci vado. A ‘sto giro mi hanno proprio stufato”. A complicare la scelta delle persone intervistate è la presenza di cinque liste, come sottolinea Franco P., ottantenne e da sempre residente in città: “C’è maggiore democrazia, ma più confusione. Questo mescolamento di partiti crea disagio: non c’è più colore o c’è troppo colore”.“Nelle amministrative il partito è relativamente importante- dice Ilaria, commessa- A contare sono invece le persone. Il voto lo si dà in base alla conoscenza. L’errore grande, tuttavia, è quello di votare degli incompetenti in campo amministrativo solo per la simpatia”. E davanti all’affermazione “i ventenni sono troppo giovani per essere candidati”, risponde un candidato dei paesi limitrofi (per ovvie ragioni non metteremo il nome): “Tocca a noi iniziare a mettere il naso nell’amministrazione dei comuni. Certo non si pretende di essere candidati a sindaco o non si vuole un ruolo da assessore, ma sicuramente gli anni del mandato ci saranno utili per fare gavetta e per proporci, in futuro, in modo più consapevole e costruttivo”.
Va oltre il territorio ovadese l’analisi di Fabio, operatore sanitario: “Mi dispiace quando sento persone che non vanno a votare. La situazione, in Italia, non è buona e la conseguenza sono i tagli che arrivano ai comuni. Non sono, però, le amministrazioni a scegliere di tagliare i fondi per la sanità o a chiudere uffici come quello del giudice di pace. Forse non bisognerebbe ragionare come caproni, seguendo le indicazioni che arrivano da Roma…ma questa è un’utopia…”