I bimbi ovadesi sanno ancora giocare?
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I bimbi ovadesi sanno ancora giocare?

problema I genitori, specie nei centri un po’ più grandi, non sanno dove mandare i figli a giocare all’aperto, ma sotto il loro controllo; va meglio nei piccoli paesi

problema I genitori, specie nei centri un po? più grandi, non sanno dove mandare i figli a giocare all?aperto, ma sotto il loro controllo; va meglio nei piccoli paesi

OVADA – Questa settimana andiamo a sfatare un mito, almeno per quanto riguarda i piccoli dell’Ovadese, raccontato da uno studio internazionale che rivela “I bambini di oggi sono geni del computer ma non sanno allacciarsi le scarpe”. Lo studio della società Avg, che si occupa di sicurezza su internet,  è stato effettuato su 2200 mamme di 11 diversi paesi, fra cui l’Italia, e afferma che i bambini maneggiano l’ipad alla perfezione ma cascano dalla bicicletta, sono dei draghi con il mouse ma non hanno imparato a nuotare. Crescono in maniera diversa, quindi, dalle generazioni precedenti e  conoscono l’indirizzo e.mail ma non quello di casa, usano il cellulare ma non hanno mai giocato a nascondino, giocano alla play station senza aver mai provato un gioco da tavola. Fotografia alquanto triste, soprattutto se viene rapportata ai bambini del nostro territorio che vivono ancora in una realtà abbastanza campestre.

“Sono in totale disaccordo – afferma Andrea, padre e operaio ovadese – I figli di questa generazione sono sicuramente tecnologici, ma giocano ancora a palla avvelenata e a biglie.  Il problema, soprattutto in centri leggermente più grandi, come Ovada, Acqui o Novi Ligure, sta nel non sapere dove mandare i proprio bambini a giocare all’aperto senza il continuo controllo dei genitori. Non ci si fida abbastanza degli altri, non tanto dei bambini”. Nei paesini del territorio i punti di ritrovo sono sempre gli stessi e questo facilita la vita ai genitori che si sostengono in una rete di controllo mentre i bambini, lontani da TV e play station , si incontrano per fare capanne di rami e fogliame (proprio come quelle che si leggono nel libro “Il Demone e la Dea” dell’autore locale Riccardo Lucchesi), giocare a nascondino e a pallone, e dove è possibile fare una scappata al fiume nel periodo estivo. Secondo alcuni genitori c’è, quindi, un recupero dei divertimenti tradizionali e quindi non è affatto vero che i bambini passano i pomeriggi in casa davanti allo schermo, che sia quello delle televisione  o quello del computer.

“Non sono schiavi del videogioco e anche nelle giornate invernali disegnano, si immedesimano in giochi di ruolo, creano collanine di perline o imparano a giocare a carte”. Secondo Laura, mamma e commerciante : “Ai nostri figli non manca la creatività: solo che l’uomo nero e gli gnomi sono stati rimpiazzati da modelli più moderni come le streghe, le fatine tipo le Winx e i vampiri. La TV influenza i loro giochi: trasformano le regole dei quiz e dei reality per inventare nuovi passatempi”.

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