Festa della donna: si ritorna alle origini
Riemerge, dopo anni in cui a trionfare era stato il lato futile, il desiderio di recuperare il significato originario della celebrazione
Riemerge, dopo anni in cui a trionfare era stato il lato futile, il desiderio di recuperare il significato originario della celebrazione
OVADA – Otto marzo, festa della donna. E, almeno apparentemente, si ha l’impressione che gli ovadesi si stiano riavvicinando al significato più profondo della ricorrenza, nata nel 1909 negli Stati Uniti e giunta in Italia nel ’22. Lo scopo dovrebbe essere quello di ricordare sia le conquiste sociali che quelle politiche ed economiche delle donne, sia le discriminazioni e le violenze cui esse sono ancora fatte oggetto in molte parti del mondo. “Ai miei tempi non si festeggiava – sostiene Elio, classe 1940 -ma si partiva in moto, per andare ai piani di Invrea, a Varazze, per recuperare la mimosa. Era tuttavia una celebrazione non consumistica, un modo per omaggiare il gentil sesso”.Angela, che di anni ne ha settantadue, racconta che ha cominciato a pensarla come festa quando è diventato un evento consumistico: “Prima non se ne parlava granché, ma io vivevo in una cascina, in una realtà abbastanza isolata. Dopo i quaranta ricordo di essere uscita qualche volta a mangiare una pizza con le amiche”. E a proposito di over quaranta, c’è chi ha smesso invece di festeggiare, proprio “perché non è una festa”, come succede a Marina, farmacista: “Anni fa- racconta – non davo importanza a quello che era. L’8 marzo mi organizzavo con le amiche per andare a mangiare la pizza e poi a ballare. Eravamo a metà degli anni ’90, periodo dei primi spogliarelli maschili, di film come Full Monty e di gruppi di spogliarellisti, come i California Dream Men, che spopolavano a suon di musica… Si era perso, così, il significato di una giornata dal valore più profondo”.
“Per me è una commemorazione – sostiene Elisabetta, ex gestrice del cinema comunale – e una data in cui andrebbero ricordate le vittime. Il modo migliore per farlo sarebbe quello di ritornare agli anni ’70, gli anni del vero femminismo. Da bambina ricordo i convegni e le manifestazioni di protesta. Si parlava di diritti delle donne e non di pizza. Impariamo a viverla in modo diverso: ci sono donne che, in altri paesi, non hanno nemmeno il diritto di nascere, figuriamoci il diritto alla salute, all’istruzione, al lavoro.”
“Il femminismo e la parità che ne è seguita ha reso le donne troppo simili agli uomini – è, invece, la risposta di Paolo, insegnante in un istituto superiore- Non sarebbe male, ora, sottolineare la fatiche che la maggior parte delle donne fa per far coincidere i mille ruoli all’interno della società e della famiglia: sono mamme, mogli, lavoratrici, a volte politicamente o socialmente impegnate. Molti sono, in zona, gli appuntamenti cui si può aderire per una festa della donna ritrovata”.