Compiti a casa: dalla parte degli insegnanti
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Simonetta Albertelli - redazione@ovadaonline.net  
20 Febbraio 2014
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Compiti a casa: dalla parte degli insegnanti

Alcuni genitori ovadesi elogiano l'operato di chi segue i figli. "I compiti sono uno dei mezzi per raggiungere la formazione". Il professore in pensione: "Consolidare le nozioni, verificare se hanno capito"

Alcuni genitori ovadesi elogiano l'operato di chi segue i figli. "I compiti sono uno dei mezzi per raggiungere la formazione". Il professore in pensione: "Consolidare le nozioni, verificare se hanno capito"

OVADA – Torniamo a parlare di compiti. Non di quelli delle vacanze bensì di quelli quotidiani, con i quali ragazzi e genitori hanno a che fare per nove mesi all’anno. Fra le tante lamentele, che riguardano in primis quelli assegnati dalle maestre nelle primarie dove si fa il  tempo pieno, emerge il punto di vista della mamma di una bambina di 9 anni che rema contro l’opinione comune: “Desidero  sottolineare la competenza con cui gli insegnanti affrontano il proprio compito educativo, combattendo quotidianamente con i tagli di risorse e di organico inferti alla scuola pubblica e continuando a credere nel proprio lavoro; in molti casi gli insegnanti riescono a portare avanti anche quelle attività non strettamente correlate all’insegnamento così care ai bambini. Vorrei far osservare che i compiti sono per gli insegnanti uno dei mezzi che hanno a disposizione per raggiungere l’obiettivo della formazione; trovo, pertanto, ingiusto che i genitori entrino nel merito del lavoro svolto dagli insegnanti giudicando dall’esterno la quantità di compiti attribuiti, decontestualizzandoli dal percorso formativo”.

Secondo il suo punto di vista, il dovere di un genitore non è quello di stabilire se i compiti da eseguire sono troppi o troppo pochi ma quello di accompagnare i figli nel percorso scolastico. “Il rischio che si corre interferendo – continua la mamma in questione– è quello di contribuire a delegittimare, seppur involontariamente, il ruolo e la figura degli insegnanti agli occhi dei bambini, che invece devono essere percepiti come autorevoli”. Afferma un professore delle medie in pensione: “I compiti a casa sono essenzialmente un esercizio per consolidare ciò che si è imparato a scuola. La quantità dovrebbe essere commisurata alle necessità. Un carico eccessivo di lavoro non fa imparare di più, rompe solo le scatole agli alunni. E’ necessario, inoltre, che i compiti vengano corretti, non solo per vedere se i ragazzi li hanno svolti, ma soprattutto per verificare se hanno capito”.

Dare tanto lavoro a casa senza correggerlo risulta allora essere una manovra dannosa. “Se poi gli alunni hanno lezione al pomeriggio- conclude il prof – si potrebbe utilizzare un po’ del tempo disponibile per svolgere parte dei compiti sotto la guida dell’insegnante”. Tremano, invece, alcuni genitori dell’ultimo anno delle primarie, alle prese con le iscrizioni alla scuola media (argomento spinoso di cui parleremo prossimamente), poste davanti al cambiamento proprio in fatto di compiti e di conseguente tempo libero per le attività extrascolastiche.

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