Informazione? Quante paure dei genitori
Le paure delladulto finiscono per ricadere sui bimbi; spesso si anticipano i tempi attraverso un fiume di spiegazioni che confondono ancora di più
Le paure dell?adulto finiscono per ricadere sui bimbi; spesso si anticipano i tempi attraverso un fiume di spiegazioni che confondono ancora di più
OVADA – Fra supereroi e fatine, film musicali e cartoni animati, ecco improvvisamente sbucare il tg nella vita dei bambini. Così come il quotidiano spunta fra fumetti e giornalini, mettendo all’erta genitori che si pongono, più o meno, sempre la stessa domanda: meglio stimolare la conoscenza di fatti poco piacevoli oppure proteggere? “Assolutamente proteggere – afferma convinta Sonia, mamma e impiegata – Certe notizie non vorrei nemmeno conoscerle io! Spesso i fatti vengono raccontati con una sorta di compiacimento nell’entrare nei particolari più scabrosi, senza, in fin dei conti, dare la notizia in modo obiettivo”. “Il tg oltretutto viene proposto proprio all’ora di cena – rincara la sua amica Anna – con un effetto negativo anche sulla digestione”.Ma c’è anche chi crede sia necessario, intorno ai dieci anni, spingere fuori i bambini dalla loro “bolla” fantastica, come sottolinea Anita, insegnante: “Metto i miei alunni davanti alle notizie più rilevanti e quando parlo di catastrofi, come l’ultima in Sardegna, evito di entrare nei particolari raccontando, ad esempio, di come sono morte le vittime”. L’ultimo intervistato, un animatore, nonché insegnante e catechista, sottolinea che le sue osservazioni non hanno la pretesa di avere una qualche valenza scientifica, in quanto non supportate da studi psico-pedagogici specifici e dichiara: “L’adulto agisce spesso con la paura che il bambino, scoprendo le cose della vita da solo, ne rimanga traumatizzato; ed allora anticipa i tempi con fiumi di spiegazioni, che spesso confondono il piccolo ancora di più della realtà stessa. Di solito sono loro che esigono chiarimenti, ma se questo non accade, proviamo a fare noi, con delicatezza, da stimolo affinché certi interrogativi vengano a galla. Avere uno sguardo attento per prevenire, come diceva Don Bosco, senza però anticipare eccessivamente. Diventando grandi i ragazzi ci faranno sempre meno domande, perché troveranno le risposte fuori dall’ambito famigliare. Sarà proprio quello il momento in cui l’adulto dovrà continuare il dialogo con loro, commentando insieme notizie apprese dai media e stimolando la ricerca attraverso le domande (“Hai sentito? Che ne pensi? Sei d’accordo? Tu cosa faresti? Perché?”).
Questo significa camminare con i bambini ed i ragazzi: non restare troppo indietro rispetto al loro viaggio verso l’età adulta, ma nemmeno correre troppo avanti. Anche se oggi – a quel che sembra – i ragazzi sono molto svegli, diamo loro il tempo di crescere”.