Per Beti confermata la condanna a 21 anni. La difesa: “sconcertati, faremo ricorso”
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21 Giugno 2013
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Per Beti confermata la condanna a 21 anni. La difesa: “sconcertati, faremo ricorso”

La corte d'Appello di Torino ha confermato la condanna più dura: 21 anni e 6 mesi a carico di Ilir Beti che il 13 agosto 2011, guidando contromano, provocò la morte di quattro ragazzi francesi. I genitori delle vittime: “Beti è stato punito per il suo gesto”. L'avvocato della difesa: “sentenza che lascia sconcertati”, e annuncia il ricorso in Cassazione

La corte d'Appello di Torino ha confermato la condanna più dura: 21 anni e 6 mesi a carico di Ilir Beti che il 13 agosto 2011, guidando contromano, provocò la morte di quattro ragazzi francesi. I genitori delle vittime: ?Beti è stato punito per il suo gesto?. L'avvocato della difesa: ?sentenza che lascia sconcertati?, e annuncia il ricorso in Cassazione

TORINO –  “L’indignazione” di due giorni fa, quando il pubblico ministero in corte d’Appello parlò di “errore”, è stata lavata dalle lacrime versate dei familiari dei quattro ragazzi che la notte del 13 agosto 2011 persero la vita sull’A 26, all’altezza di Rocca Grimalda, contro il Suv di Ilir Beti, che sfrecciava a 200 chilometri all’ora contromano. Non vendetta, ma “giustizia” dicono. La corte di Torino ha infatti confermato la pena inflitta in primo grado dal tribunale di Alessandria: 21 anni e 6 mesi di reclusione per omicidio volontario con dolo eventuale. Secondo la sentenza, quindi, l’imprenditore di origine albanese, residente ad Alessandria, era consapevole del rischio che correva nel percorrere il tratto autostradale contromano, e lo accettò.
Condanna alla pena più alta, quindi, come in primo grado aveva richiesto il pubblico ministero Riccardo Ghio.
Alla prima udienza in Appello avevano lasciato l’amaro in bocca ai familiari delle vittime le parole del pubblico ministero torinese che aveva parlato di “deriva pericolosa” nell’applicare nel caso discusso la fattispecie dell’omicidio volontario.
“Vergogna” avevano urlato i genitori dei quattro ragazzi, che non si sono mai persi un’udienza. “Giustizia è fatta, i nostro figli non potranno tornare indietro ma almeno Beti è stato punito come il responsabile dei suoi atti”, ha dichiarato ad un giornale francese la Christine Lorin, madre di Vincent e fondatrice dell’associazione “un chemin pour demain”, dopo la sentenza.
” Una lotta condottafino alla fine!… – scriveva Christine sui sociale network poche ore dopo la sentenza – Grazie a tutti coloro che sono rimasti fedeli fino al verdetto finale…Grazie a tutti coloro che hanno contribuito alla comunicazione delle nostre richieste o ci hanno circondati con il loro affetto. Ora occorre rimanere uniti per continuare questo percorso disseminato di ostacoli, ma che ci porterà verso la giustizia attesa, non solo per la memoria dei nostri ragazzi ma anche per tutti i giovani d’Europa! La giurisprudenza è in marcia!”
L’avvocato Mario Boccassi, che in udienza ha sostenuto la tesi della procura, ossia dell’assenza della volontarietà, non vorrebbe commentare: “ho sempre avuto troppo rispetto per la giustizia”. Ma rileva come sia “sbagliato”, dal punto di vista dei principi del diritto, che “il punto di vista del pubblico ministero, che è l’espressione dello Stato”, non sia tenuta in considerazione dal giudice.
Boccassi annuncia il ricorso in Cassazione, ultimo grado di giudizio: “mai come in questo caso si tratta dell’applicazione della legge. Avrei sperato che fosse riconosciuta anche prima”.
(L’immagine si riferisce al processo di primo grado ad Alessandria)
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