Cerco un lavoro, uno qualunque
Storie di giovani alle prese con il problema dell'occupazione e di come la crisi si sta ripercuotendo anche sui lavoretti stagionali per i più giovani
Storie di giovani alle prese con il problema dell'occupazione e di come la crisi si sta ripercuotendo anche sui lavoretti stagionali per i più giovani
OVADA – “Se in passato poteva essere un problema trovare un lavoro che ti piaceva, ad oggi il vero problema è trovare un lavoro”, con la risposta di Daniela comincia questa indagine nel mondo lavorativo delle nuove generazioni. “Ed io posso ancora ritenermi una delle più fortunate – continua la ventisettenne che, terminata la scuola superiore, ha scelto di fare la commessa – Quello che faccio mi gratifica. In questi anni ho imparato moltissime cose su campionari, moda, allestimento delle vetrine e marketing. Ho cambiato tre posti, alla ricerca di quello che poteva darmi maggiore gratificazione e mi sono assunta responsabilità in una professione che, a molti, può apparire banale. Ad oggi lavoro in un negozio dell’Outlet e avvicinarmi ad Ovada è diventato un problema a causa della carenza di richieste”.
E proprio i negozio dell’ Outlet di Serravalle sono i posti dove sembra piovere il maggior numero di domande di assunzione: “Normalmente il curriculum lo invii nei luoghi dove ti sembra ci sia più esigenza quindi centri commerciali e supermercati- mi racconta Fabio, che ha lasciato l’università a gennaio – Se da piccolo sognavo di fare il medico, ora come ora mi accontenterei di fare il magazziniere”. Triste realtà che, secondo Marta, dipende anche dall’assenza di concrete possibilità di carriera nelle nostre zone “Anche i laureati fanno “vita grama”: sembra quasi che più alte sono le tue qualifiche e minori sono le possibilità di essere assunti. E, quando lo sei, rimani fermo per anni allo stesso identico punto”. “Lo stesso accade all’interno della Sanità – afferma Luca, OS in una casa di riposo genovese – Si sta correndo verso la privatizzazione e i fondi vanno alle cliniche private. I concorsi pubblici sono spariti”.
Più fortunati sembrano essere coloro che hanno un’azienda alle spalle, come Gabriele che dal 2006 lavora nella ditta di suo padre ed è già convolato a nozze, altro grande problema dei giovani con un’età compresa fra i venti e i trenta. “Difficile pensare di farsi una famiglia- dice Marcella – quando i contratti sono rinnovabili ogni sei mesi. Si rimane in casa dove il proprio aiuto è diventato quasi indispensabile con genitori in cassa integrazione o disoccupati”. Le situazioni che si incontrano sono davvero di ogni tipo: Alan, che voleva fare l’avvocato, ha cambiato tre lavori in pochi anni: magazziniere, commesso, agente immobiliare ed ora assicuratore, mentre “Fish” (per gli amici), dopo una ditta metalmeccanica e un mobilificio, è nuovamente alla ricerca e lo fa attraverso le agenzie interinali o uscendo presto la mattina, “bussando” di porta in porta sostenendo che è “meglio se ti vedono e puoi esporre da subito quali sono le tue competenze”.
Per i più giovani, quelli che hanno appena finito le scuole superiori, sembra quasi una tappa obbligatoria passare attraverso il lavoro nella ristorazione soprattutto nei bar e nelle pizzerie. “Peccato si tratti quasi sempre di occupazioni serali – sostiene Giacomo – ma l’alternativa è quella di non avere mai un centesimo da spendere per le serate libere”. Altra possibilità arriva dal lavoro di vendita dove, normalmente, si è pagati soprattutto a provvigione. Mai come in questi anni è aumentato il numero di lavoratori precari, legati alle aziende da fantasiose tipologie contrattuali: quelle che sulla carta si presentano come semplici “collaborazioni”, in realtà nascondono veri e propri lavori sottopagati e subordinati, con orari, postazioni e monitoraggio continuo da parte dei superiori.