Badanti in crescita: le italiane sono il 20%
Viaggio nel mondo di un lavoro sempre più presente nella realtà ovadese. C'è chi è contento e chi invece aspetta tempi migliori
Viaggio nel mondo di un lavoro sempre più presente nella realtà ovadese. C'è chi è contento e chi invece aspetta tempi migliori
OVADA – Dalle indagini Istat emerge che la presenza nelle famiglie italiane di badanti straniere è una soluzione adottata sempre più frequentemente e probabilmente destinata anche ad aumentare negli anni a venire, visto il progressivo invecchiamento della popolazione ed il permanere di situazioni economiche difficili in molti dei Paesi dell’Est europeo. “La professione della badante – ci ha raccontato Enrica, un’impiegata ovadese che usufruisce del servizio di Maria per accudire suo padre – ha avuto un incremento connesso all’immigrazione: sono molte le donne, provenienti soprattutto dai paesi dell’Europa Orientale, che si occupano della cura di anziani, sostituendo una forza lavoro che, di fatto, nel nostro Paese risultava quasi del tutto assente”.Dal canto suo la cinquantacinquenne rumena è ben felice della situazione, per lei agevole, nella quale si trova a vive. “Ho uno stipendio buono – ci ha detto – e per fortuna in Romania non ho una famiglia da cui tornare. Non ho marito, i miei figli sono grandi e vivono qui in Italia con le loro mogli”. Decisamente un po’ diversa è invece la situazione per chi, come Nina, è arrivata in Italia dalla Moldavia assieme ad altre due compatriote. “Viviamo sotto lo stesso tetto ed io ho un contratto che supera di poco i 600 Euro mensili. Lavoro con una persona anziana non autosufficiente della quale mi devo occupare quotidianamente, oltre a svolgere i lavori domestici. Rimango in quella casa soltanto per ottenere un maggiore numero di referenze che potranno essermi utili per il futuro”.
Si è riscontrato, tuttavia, da un’ulteriore verifica effettuata dall’Istat su scala nazionale che, negli ultimi anni, il numero di contratti delle badanti (e quindi non tenendo conto del lavoro nero, che pure esiste e non è affatto trascurabile) è aumentato nettamente e su mille operatrici quasi duecento sono italiane. Abbiamo così chiesto il parere di Giovanna, con una vita da casalinga alle spalle, la quale si è dovuta rimettere in gioco. “Con mio marito in cassa integrazione ed un figlio disoccupato – ci ha confidato – avevamo urgente necessità di un’entrata extra. A differenza delle straniere, tuttavia, ho la fortuna di avere una casa dove rientrare e quindi non ho la necessità di chiedere vitto e alloggio alla famiglia della quale mi occupo”.