Crisi: parlano i commercianti che la combattono
Come si resiste alla grande distribuzione e all'assottigliarsi delle risorse per chi compra tra tradizione e innovazione
Come si resiste alla grande distribuzione e all'assottigliarsi delle risorse per chi compra tra tradizione e innovazione
OVADA – In un periodo in cui negozi aprono e chiudono nel giro di pochi mesi, esistono realtà commerciali che, per svariate ragioni, non sembra abbiano intenzione di mollare. Un’indagine fra i negozi preferiti dagli ovadesi ci ha consentito di scovarne motivi ed intenzioni. “Una decina di anni fa, con il boom dei centri commerciali nella nostra zona, sembrava impossibile continuare l’attività- sostiene il proprietario di un noto negozio di abbigliamento – ma gli aficionados non ci hanno abbandonato e, infischiandosene dei cinesi e dei saldi e ribassi proposti dagli scaffali degli ipermercati, hanno continuato a scegliere la qualità”.
“Abbigliamento, ma non solo- afferma Porzia, commerciante del centro storico- personalmente trovo più gratificante acquistare un libro in piazza XX Settembre che al supermercato”. Così come altre attività commerciali (ad esempio Celeste, 5C, Sotto Sotto, il Nido, Isnaldi, Alchimia, Calzedonia, Sueno, Textura e i negozi di abbigliamento baby) sono state indicate da un buon numero di intervistati come chicche del commercio ovadese. Negozi “storici” a parte (quelli che, a parere dei residenti, sembrano incrollabili come Olivieri, Bun Pat, Centro Sport, Ravera, Zunino, Carlevaro, Cucchi, Renata, Ginger, Giraudi e Luciana), le novità degli ultimi anni sembrano incuriosire gli acquirenti. E’ il caso degli articoli diversi proposti a fasi alterne dallo Spazio Fiera di Via Torino, ma anche giochi per la play station e bar per i più giovani, frequentatori abitudinari di Caos che non disdegnano neppure la novità dei distributori automatici di Via Cairoli.
Fra i commercianti c’è chi, alla faccia della crisi, è ottimista e raddoppia: è il caso di Ed, che all’intimo ha aggiunto scarpe e borse. E chi inventa pomeriggi e serate “a tema”: invitanti la scuola di cucina di Casa Parodi Store e le giornate di trucco nella Parafarmacia in Corso Martiri della Libertà, o da Sotto Sotto di Via San Paolo. Indubbiamente sono in molti ad aver gettato la spugna e le ragioni sono legate soprattutto al calo dei consumi e ai costi di gestione che restano molto alti. “ Un esempio? – afferma Giulia che da poco ha chiuso i battenti – Gli affitti. Se da un lato gli incassi calano, dall’altro è anche vero che quando un commerciante chiede una riduzione del canone di affitto, i proprietari degli immobili non lo concedono. Il bilancio ne viene compromesso”. Ne è testimonianza, infatti, una grande quantità di locali commerciali vuoti sia in centro che in periferia, pronti ad accogliere chi, malgrado tutto, vuole tentare con i commercio.