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Alimentari: viaggio tra chi resiste alla crisi
Piccoli negozi, spesso storici, ma distribuiti in diversi punti della città, dal centro storico alla corona. Qualcuno in periferia cerca novità
Piccoli negozi, spesso storici, ma distribuiti in diversi punti della città, dal centro storico alla corona. Qualcuno in periferia cerca novità
OVADA – Ogni 1000 abitanti, in Italia, è scomparso un negozio alimentare su 4: sono questi i numeri forniti dalla Confesercenti. Ad Ovada i negozi alimentari, fra centro e periferia, risultano essere nove e, al momento, resistono alla crisi. “Sicuramente non proporrei a mio figlio di continuare su questa strada – afferma il titolare della storica bottega Rebora di via San Paolo – perché la crisi la sentiamo anche noi. Ma c’è qualcosa che i grandi supermercati non hanno: rapporto cordiale con i clienti e piccoli servizi che offriamo, dal trasporto della spesa a casa alla vendita a peso e senza tanti imballaggi di alcuni prodotti, come, ad esempio, i legumi e la frutta secca”. L’atmosfera è davvero familiare e, mentre chiacchieriamo, ci scappano anche ricetta e prodotti per una minestra con la zucca mentre mi cade l’occhio sui tranci di cioccolato bianco e nero venduto a fette, come quello che mi compravano da bambina. “Nei supermercati mi perdo- dice Chiara che si sente spesso “salvata in corner” da un altro piccolo alimentare all’inizio di Corso Saracco – e da sempre preferisco servirmi laddove mi sento più a casa”. Di altro parere è Giorgia, impiegata 35enne, che trova molto più agevole fare i propri acquisti ai grandi magazzini “Uno per l’altro sono una grande risorsa.- ammette – Siamo sempre tutti di corsa e la comodità non ha prezzo. Trovi parcheggio, offerte continue, vasta scelta sui prodotti e la merce costa decisamente meno. Non devi entrare in dieci negozi diversi per acquistare ciò che ti serve”.
“I centri commerciali sono, senza dubbio, i nostri nemici numero uno – sostiene il titolare del negozio alimentare in Piazza XX settembre – Da alcuni anni, per far fronte alla crisi, noi teniamo aperto, oltre alla mattina di Natale, anche la mattina di Santo Stefano, quando i supermercati abbassano la saracinesca”. “I dati parlano chiaro: la vita per i piccoli commercianti diventa sempre più problematica – conferma Laura, artigiana – e per sopravvivere bisogna reinventarsi. Un bell’esempio ce lo fornisce il negozio di Via Novi che da alimentare e tabaccaio ha allargato la sua attività diventando anche bar e ristorante. E’ un luogo estremamente piacevole ed originale. Mi capita spesso di fermarmi a prendere un caffè e poi di fare la spesa per mezzogiorno”. Ancora una lancia a favore della piccola distribuzione quella di un commesso: “I prodotti sottocosto che trovi all’iper fanno sì che altri prezzi vengano maggiorati del 20%, soprattutto alimentari e detersivi. Impariamo a farci caso”.