Storia di Thao, esiliato al canile
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Storia di Thao, esiliato al canile

Vita nel canile gestito dai volontari Enpa partendo da un esempio concreto: un pit-bull abbandonato che ora cerca casa

Vita nel canile gestito dai volontari Enpa partendo da un esempio concreto: un pit-bull abbandonato che ora cerca casa

OVADA – Il canile non è solo un posto dove adottare il proprio amico a quattro zampe ma può diventare il luogo dove i cani restano e invecchiano. Alcuni rimangono perché già troppo anziani, altri perché troppo difficili. Thao è un cane difficile. Prima di tutto perché è un pit-bull, e solo questo basterebbe a far rizzare i capelli, poi perché un tragico errore giovanile (l’uccisione di un cane mentre faceva branco con un altro pit-bull) lo ha fatto allontanare dal proprio padrone. Ci sono però padroni e padroni.
 
Quello di Thao non si è dimostrato granché tenero. Rintracciato in seguito alle ricerche sul microchip dopo averlo abbandonato davanti al canile mentre nevicava, si è sentito costretto a riprenderselo a casa per poi riabbandonarlo in un bosco nei pressi di Battagliosi, legato a un albero con del filo spinato. Risultato: trentaquattro punti alla gola per una lacerazione che Thao si è procurato cercando di scappare. «Da allora il pit-bull vive al canile – racconta Armandino Nervi, volontario Enpa – e qui resterà. Con noi, con me soprattutto, che l’ho recuperato entrambe le volte e seguito nelle sue disavventure, è un cane splendido. Geloso ma assolutamente affettuoso e giocherellone.
 
Non va però d’accordo con gli altri cani ed è impensabile proporre a chiunque la sua adozione: non andrebbe bene in una famiglia con dei bambini e nemmeno in una coppia, considerato il suo attaccamento a un solo padrone». Ascoltando l’affetto con cui ne parla il volontario, c’è da giurare che se non avesse in casa altri ospiti a quattro zampe, il trasferimento di Thao dal canile alla sua abitazione sarebbe breve.
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