Nubi nere sull’Ilva. Operai al lavoro tra preoccupazioni e speranze
Giornata di lavoro all'Ilva tra tensione e speranze. Mentre il tribunale di Taranto decide che i semilavorati sequestrati non possono muoversi da lì, un'azienda novese di autotrasporti è in difficoltà perché non c'è più acciaio da far viaggiare
Giornata di lavoro all'Ilva tra tensione e speranze. Mentre il tribunale di Taranto decide che i semilavorati sequestrati non possono muoversi da lì, un'azienda novese di autotrasporti è in difficoltà perché non c'è più acciaio da far viaggiare
16:00 Dipendenti Ilva tra preoccupazioni e speranzeAnche oggi i dipendenti dell’Ilva sono andati a lavorare con l’animo lacerato tra preoccupazione e speranza. Preoccupazione per le affermazioni dei vertici dell’azienda, secondo cui lo stabilimento di Novi subirà presto un fermo degli impianti a causa del mancato dissequestro dei semilavorati fermi a Taranto, indispensabili per far funzionare gli impianti di strada Boscomarengo. E speranza nell’intervento del governo “contro” la magistratura pugliese. “Era già da giorni che all’Ilva le lavorazioni stavano subendo un rallentamento – dice il segretario provinciale Uilm, Alberto Pastorello – Stiamo andando incontro al fermo degli impianti, come del resto aveva anticipato anche il presidente, Bruno Ferrante [subito dopo il vertice di Roma del 6 dicembre; ndr]. La situazione è diventata assai precaria. Per tenere impegnati i lavoratori che si sono visti ridurre le proprie mansioni a causa dell?esiguità delle scorte, l?azienda sta istituendo dei corsi di formazione professionale. Anche questa potrebbe essere una soluzione temporanea, ma solo in vista del dissequestro dell?acciaio fermo a Taranto”
NOVI LIGURE – Mentre il gip del Tribunale di Taranto rigetta la richiesta avanzata dall’Ilva di dissequestro dei semilavorati destinati – tra gli altri – anche allo stabilimento di Novi Ligure, e il Gruppo Riva annuncia la fermata della fabbrica di strada Boscomarengo, mettendo a rischio circa 500 posti di lavoro, c’è un’azienda che già da parecchio naviga a vista: è la Transider autotrasporti, che con i propri camion faceva viaggiare l’acciaio dell’Ilva.
“Da tempo siamo in sofferenza – conferma il presidente della Fai (la federazione degli autotrasportatori di Alessandria) e amministratore delegato della Transider, Luciano Bergadano – e purtroppo potremmo anche ricorrere alla cassa integrazione dall’inizio del 2013, se la situazione non si sbloccherà. Siamo i principali trasportatori dell’acciaio dell’Ilva e certamente questa crisi ha portato a una drastica riduzione dei viaggi. Purtroppo non siamo solo noi a pagare le conseguenze di questa crisi, ma anche altre grandi aziende di trasporto, come le novesi Mcm e Lavagetti”.
“Ci troviamo tutti nella stessa situazione, quindi con decine e decine di famiglie che dipendono da questo posto di lavoro. Soltanto alla Transider abbiamo cento dipendenti – dice Bergadano – Tutti siamo legati, quindi, alle decisioni della Magistratura tarantina in merito allo sblocco dei carichi di acciaio. In questo momento, oltre al caso Ilva, i trasporti avvengono in misura minore poiché molte aziende hanno già chiuso gli ingressi di materia prima, per il periodo invernale. Se ne riparlerà verso il 6-7 gennaio, quando si potranno tirare le prime somme, anche in merito alle riaperture effettive delle attività e quindi del nostro lavoro. Vedremo cosa fare”.