Vino: l’Ovadese punta sullo spumante per modernizzarsi
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Redazione - redazione@ovadaonline.net  
21 Novembre 2012
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Vino: l’Ovadese punta sullo spumante per modernizzarsi

Presentazione il 22 in Enoteca: realizzato col metodo Charmat. Non è un caso isolato nel tentativo di intercettare il cambio dei gusti

Presentazione il 22 in Enoteca: realizzato col metodo Charmat. Non è un caso isolato nel tentativo di intercettare il cambio dei gusti

TAGLIOLO – Non solo Dolcetto: l’ovadese amplia la sua offerta di vini. Questa sembra essere la tendenza in atto. L’ultima novità, che sarà presentata il 22 novembre in Enoteca, è uno spumante, realizzato da un’azienda di Tagliolo Monferrato (Bretta Rossa) con metodo champenoise, con la docg “Alta Langa” (5000 bottiglie millesimate). Alta Langa qui da noi? Ebbene sì. Il regolamento in materia infatti prevede che questa denominazione possa essere assunta da vini prodotti da vigneti situati nelle province di Cuneo, Asti e Alessandria a quote superiori ai 300 metri. Ma non si tratta di un caso isolato.Ci sono altri spumanti realizzati da aziende della zona col metodo charmat; inoltre sono comparsi i primi passiti dell’ovadese, oltre a vini da dessert e addirittura uno studiato apposta per fare il gelato. I bianchi (come il Cortese dell’Alto Monferrato doc) poi sembrano in fase di espansione e anche il Barbera del Monferrato sta facendo registrare interessanti novità. E il Dolcetto? Ovviamente resta il prodotto di punta con una crescita notevole sul versante qualità.

Se fino a qualche anno fa esso compariva solo sporadicamente sulle guide nazionali specializzate (Gambero Rosso, 2000 Vini, L’Espresso…), ora è diventato una costante, anche con riconoscimenti ai massimi livelli. Questo è inequivocabilmente il segnale di una crescita: il nostro Dolcetto è più conosciuto ed è valutato per quello che oggettivamente merita. Secondo quanto ci è stato riferito all’Enoteca regionale “Balloon”, dietro questi cambiamenti ci sono i giovani e donne. C’è stato un ricambio generazionale e le “quote rosa” sono entrate prepotentemente nell’imprenditoria vitivinicola dell’ovadese con risultati di indubbio rilievo. Occorre precisare naturalmente che dietro a questo cambiamento ci sono investimenti, saperi, volontà e tenacia.

Tutto bene, quindi? Naturalmente no. La recessione c’è; e tocca anche il settore del vino. I produttori di uve sono sempre alle strette perché i prezzi non sono certo remunerativi. Dal punto di vista quantitativo, per ciò che concerne i consumi, sul mercato continua il trend negativo in corso da molti anni su scala mondiale (fa eccezione, tanto per cambiare, la Cina). Insomma: più ombre che luci. Ma ci sono risposte anti crisi nel settore del vino di qualità, e ci sono anche nell’ovadese. Nella nostra zona, accanto alle aziende “storiche” che hanno saputo affrontare le sfide di questa congiuntura difficile, ne sono sorte di nuove che sono riuscite in breve tempo ritagliarsi una nicchia di mercato. E in effetti il dato nazionale riguardante il vino segnala da qualche tempo un aumento del fatturato complessivo con incrementi ragguardevoli nelle esportazioni e con diverse sorprese tra cui il sorpasso, ai danni dei francesi, nel settore delle “bollicine”. Anche i produttori dell’ovadese si stanno muovendo in questa direzione. Forse sta davvero cambiando qualcosa…

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