La volpe e l’uva
Il proclamatore e la classica litania dei fallimenti della politica ovadese: dallo Story Park, all'Enoteca, dalla Rebba, al Centro Storico
Il proclamatore e la classica litania dei fallimenti della politica ovadese: dallo Story Park, all'Enoteca, dalla Rebba, al Centro Storico
OVADA – La favola classica narra di una volpe che, non riuscendo a raggiungere l’uva di un pergolato, disse: “tanto non è matura”. Poi c’è l’aneddoto di quel tale che cadde da cavallo e si giustificò dicendo: “volevo scendere”. Più recentemente c’è stato un proclama affisso in una nota bacheca cittadina in cui si annunciava che la gestione del Cinema Teatro Comunale era in pratica già stata assegnata perché c’era una “candidatura forte” (come dire che era stato già deciso a chi darla). Successivamente, dopo che la gara era andata deserta, è arrivato un secondo proclama, un po’ più arzigogolato del precedente, anche perché si doveva giustificare in qualche modo l’errore di previsione.E così il proclamatore ha più o meno fatto la stessa cosa della volpe o del cavaliere maldestro. Ha annunciato “Urbi et Orbi” che in realtà la gara d’assegnazione del cinema era andata deserta proprio a causa del primo manifesto. E’ arcinoto infatti che ogni persona che vuole concorrere in qualche gara o appalto pubblico, prima passa in piazza XX Settembre, legge gli scartafacci appesi nei vari spazi dei gruppi consiliari, e poi decide sul da farsi. Ovviamente per riempire tutto lo spazio in bacheca c’era bisogno di scrivere qualcos’altro. E così il proclamatore ha intonato la solita collaudatissima litania dei “fallimenti della politica ovadese”: Story Park, Via del Fiume, Zona 30, Enoteca, Area Industriale della Rebba, Centro Storico, Arredo Urbano…
Nell’elenco mancava solo l’illuminazione dell’area esterna alla chiesa di Grillano. Chissà come mai.
Ma c’era ancora dello spazio bianco da riempire ed allora ecco la grande trovata che funziona sempre: gli ovadesi devono pagare in modo ingiusto qualcosa. E quel qualcosa da pagare coi soldi dei cittadini ovadesi (se abbiamo ben capito, ma non ne siamo certi) sono la perizia (costo 6 mila Euro) e le opere di adeguamento. Il guaio è che stiamo parlando del Cinema Teatro Comunale, come del resto sta scritto sull’insegna, posta in corso Martiri della Libertà. Una struttura di proprietà del Comune, dunque. E chi mai dovrebbe pagare gli “adeguamenti” ed eventuali altre opere, se non il Comune stesso (coi soldi dei cittadini)? Il proclamatore invece, se abbiamo ben inteso, pensa che tocchi a qualcun altro. Chi sia costui però non ce lo dice. Attendiamo quindi con ansia e trepidazione la prossima esternazione per essere edotti in proposito.