Camilla Salvago Raggi e le sue “Memorie improprie”
Si chiama così il suo libro più recente. "Scrivere per me è la vita", confessa la scrittrice che ha raccontato un amore colpevole
Si chiama così il suo libro più recente. "Scrivere per me è la vita", confessa la scrittrice che ha raccontato un amore colpevole
“Cos’è per me scrivere? Per me è la vita. Ho sempre voluto scrivere. Sono volubile, dubbiosa, insicura …ma la fedeltà alla scrittura, oggi come ieri, è totale”. Così si esprimeva Camilla Salvago Raggi in una intervista ad Antonio Ria di parecchio tempo fa. Se la validità di questa affermazione è testimoniata dalla vastità ed importanza della sua produzione letteraria (ricordiamo tra l’altro “La notte dei mascheri” e la trilogia “L’ultimo sole sul prato”, “Il noce di Cavour” e “Prima del fuoco”), l’attualità è testimoniata dall’ultima opera “Memorie improprie”, pubblicato da Maria Pacini Fazzi editore. Avvalendosi del ricco materiale documentario, fotografico ed epistolare dell’archivio familiare paterno, la scrittrice ha fatto emergere dall’ombra frammenti di storia, profili di figure ed ha introdotto il lettore in ambienti nobiliari, mettendolo in contatto con protagonisti o testimoni di grandi eventi con straordinaria forza poetica e capacità evocativa.La nuova opera si caratterizza per il salto tematico che la stessa scrittrice introduce nella prefazione: “Nei miei libri ho sempre parlato della mia famiglia paterna, fuggevolmente di mia madre. Adesso è il momento di far entrare in scena lei, insieme ai miei fratelli, figli di primo letto”. Ha inizio quindi un filone narrativo nuovo sul piano dei personaggi, degli ambienti, delle atmosfere. La scelta della madre, donna bellissima, ma né sposata né vedova, di amare e di essere amata da Paris (il frutto sarà Camilla) introduce in una situazione complessa perché, come afferma la scrittrice, “il loro dramma è di essersi amati ed aver vissuto il loro amore in anticipo sui tempi”. Il prezzo amaro fu l’ostracismo, la solitudine ed una doppia esclusione: dal mondo e poi, a poco a poco, anche dalla vita della persona amata.
E Camilla bambina vive questa atmosfera di inquietudine e di fuggevolezza della situazione. L’outing della scrittrice è coraggioso perché raramente si dice tutto di sé. Lei racconta il suo amore per le case – quante case nella sua vita! – che chiedono amore e soffrono per la nostra assenza, il suo amore per i libri, letti e scritti, comprati, regalati da amici scrittori, tutti preziosi e tutti conservati. Il libro è dedicato “A Marcello, per tutte le cose di cui abbiamo riso insieme” e si legge tutto di un fiato perché è intrigante e stimola a conoscere, a penetrare in quel mondo, non per curiosità ma per partecipazione e per abbandonarsi al piacere di una prosa raffinata e piana, ricercata e immediata nella scelta lessicale e nell’alternarsi di registri espressivi. La bella veste grafica, attraverso la scelta felice di splendide fotografie, curata da Mario Canepa con il consueto tocco d’artista, ci rende partecipi anche sul piano visivo. Poi la sorpresa finale, la conclusione inaspettata, una ricetta facile di un dolce, quasi un invito sorridente a rientrare nella quotidianità.