Osservatorio attivo: “Il nuovo piano sanitario non convince”
Rimane il solito nodo legato al territorio da coprire particolarmente disagiato. L'appello: "Non si prescinda dalla condivisione".
Rimane il solito nodo legato al territorio da coprire particolarmente disagiato. L'appello: "Non si prescinda dalla condivisione".
Una sostanziale bocciatura. E’ la conclusione espressa dall’Osservatorio attivo onlus dopo un’analisi attenta del Piano Socio Sanitario nuova versione, come è stato ridefinito dopo il dietro front dell’assessore regionale Paolo Monferino sulla separazione tra sanità e assistenza. “Ciò che preoccupa – si legge nella nota ufficiale diffusa dall’associazione – è la valutazione degli ospedali periferici rispetto al rapporto numerico del bacino di riferimento e quindi la riorganizzazione del servizio in funzione dei numeri. Prevedere strutture distanti tra loro in un ipotetico raggio di chilometri nella realtà pianeggiante e ben servita da infrastrutture per la viabilità è reso possibile già sulla carta; altro è considerare la stessa distanza in un contesto territoriale di zona appenninica o montana. E’ sufficiente soffermarci sui tempi di attesa per i ricoveri nei Pronto Soccorso e nella ricerca della disponibilità di un posto letto nell’ospedale limitrofo”.E ancora: “Nella nuova casistica di presidio ospedaliero il nostro probabilmente sarà un “Ospedale di territorio”, ma dovrà mantenere quelle caratteristiche di funzionalità meno complessa con interventi semplici per la chirurgia e medicina, ricoveri per patologie specifiche in un’ottica di risparmio e di alleggerimento degli Ospedali di riferimento (per noi Alessandria)”.
C’è invece un’apertura sull’alleggerimento amministrativo previsto: “Sapere che il piano sanitario regionale prevede una razionalizzazione amministrativa (unico ufficio acquisti, unico sistema operativo di elaborazione dati, responsabilità amministrativa sul principio federalista) non può che essere considerato positivamente così come il concetto di rete di ospedali”.
Si chiude con un monito che porta con se le ragioni di una bocciatura: “Qual è il ruolo dei Sindaci, visto che l’Assemblea degli stessi, è convocata solo a decisioni già prese e formalizzate? Quando si tratta di servizi primari che toccano sulla pelle la gente (in questo caso letteralmente) non si può prescindere dalla condivisione. Offrire un servizio alternativo quando gli stessi non sono ancora disponibili e operativi, come le unità di pronto soccorso mobili, non risponde alle necessità dei cittadini. Da quanto sottolineato non si promuove il nuovo Piano Sanitario Regionale e si invita ad una migliore definizione dell’offerta sanitaria vera e propria”.