Arrivano le giostre: e c’è pure chi fa polemica
L'arrivo dei baracconi colorati è motivo di gioia per i più piccoli, occasione per uscire per gli adolescenti. Qualcuno però non è contento
L'arrivo dei baracconi colorati è motivo di gioia per i più piccoli, occasione per uscire per gli adolescenti. Qualcuno però non è contento
Marzo e ottobre. I mesi delle giostre. Loro arrivano con il cambio dell’ora e si fermano per una decina di giorni in Piazza Martiri della Libertà. Tradizione che si perpetua ad Ovada da anni e che viene accolta nei modi più variegati. “Ecco, piove – dice qualcuno nel decimo mese dell’anno, non appena i camion colorati si posteggiano nell’area stabilita – arrivano le giostre”. Ma questa è la più scherzosa delle polemiche, dettata da una coincidenza che sembra ripetersi ogni volta, giustificata dalla stagione in corso. I contrasti maggiori nascono soprattutto per i posteggi occupati per un periodo troppo lungo (normalmente due settimane per ogni occasione), per il baccano serale che sembra disturbare, nel week-end, i residenti nei pressi della piazza e per la storia, che risulta per lo più infondata, che fra loro c’è anche chi ruba.“Il Comune dovrebbe spostarli in piazzale Sperico- sentenzia Carlo, commerciante – in questo modo si eviterebbero tante grane”. Grane che sembra non esistano per quanto riguarda la maggior parte degli intervistati. Trasferirli in un posto così fuori mano risulterebbe principalmente una scomodità per mamme e bambini. “E’ bello uscire da scuola e concedere un’ora di serenità ai propri pargoli”, sottolinea il papà di Laura, prima elementare. “Tranquillità anche per i genitori di figli adolescenti- dice Enrica, mamma della quindicenne Sara- quando ci sono le giostre, so dove trovare mia figlia!”.
Per i ragazzi la piazza diventa un punto di ritrovo, piacevole e ludico.“Ci incontriamo, facciamo un giro sugli autoscontri o sui calci in culo- raccontano gli interessati- spariamo al tirassegno e mangiamo le frittelle”. A proposito, invece, di mugugni gratuiti, Elisabetta Dardano, una delle gestrici del cinema Comunale, mi racconta un aneddoto “Un pensionato che conosco si è lamentato del loro arrivo perché si sente costretto al parcheggio a pagamento, lui che, testuali parole, paga già le tasse. Come se il suolo pubblico non venisse regolarmente saldato dai proprietari delle giostre – e continua – Io ho un mio principio: la giostra per loro non è solo un lavoro, ma è come un figlio, sentimento che provo io per il cinema. I giostrai sono veri artisti, pagano le tasse e non fanno una vita facile. Montano la giostra sotto il sole e la aprono anche quando piove. Si svegliano in piena notte per un temporale o una grandinata improvvisa, con il terrore di aver perso tutto.
Ogni anno tornano sulle nostre piazze con qualche bella novità. A chi si lamenta, soprattutto a chi ha ricevuto una pensione baby, come il mio interlocutore, dico che non si è mai dovuto preoccupare della fabbrica e aggiungo che non trovar posteggio può essere lo stimolo per uscire in bicicletta, che, in questa stagione, addolcisce mente e cuore”.