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Piccoli comuni, 9 mesi di vita in più
Approvato in commissione parlamentare un emendamento di Lovelli e Fiorio sulla proroga dell'entrata in vigore degli accorpamenti tra piccoli comuni. "Bisogna evitare ulteriori improvvisazioni e accelerazioni", dicono. E intanto i sindacati calcolano che in provincia potrebbero saprire 300 posti di lavoro se si procedesse con gli accorpamenti
Approvato in commissione parlamentare un emendamento di Lovelli e Fiorio sulla proroga dell'entrata in vigore degli accorpamenti tra piccoli comuni. "Bisogna evitare ulteriori improvvisazioni e accelerazioni", dicono. E intanto i sindacati calcolano che in provincia potrebbero saprire 300 posti di lavoro se si procedesse con gli accorpamenti
Nove mesi di proroga per l’accorpamento dei comuni sotto i 1000 abitanti. Questo e’ il risultato degli emendamenti presentati dai parlamentari del Pd Lovelli e Fiorio approvati dalle commissioni Affari costituzionali e bilancio in sede di esame del decreto milleoproroghe. Vengono infatti prorogate di 9 mesi le disposizioni previsti dall’articolo.16 del decreto legge 138/2011 per le Unioni obbligatorie fra i piccoli comuni e il governo dovrà adesso promuovere, sulla base delle indicazioni del Parlamento, il coordinamento normativo fra i vari provvedimenti all’esame delle Camere, a cominciare dalla Carta delle Autonomie, in materia di funzioni fondamentali, di Unioni obbligatorie e di autonomia finanziaria degli enti locali. “Si tratta di un risultato importante per i piccoli comuni della Provincia e del Piemonte, presidio fondamentale per le comunità e i servizi locali, che potranno adesso affrontare con scadenze meno ravvicinate una fase riorganizzativa difficile e complessa su cui anche la Regione dovrà fare la sua parte”, spiega Mario Lovelli (nella foto). La Regione Piemonte avrebbe fissato propri i criteri indicato in 3000 il numero di abitanti sotto il quale occorre accorparsi nelle aree montane, 5 mila in quelle collinari. I paesi delle valli del novese, solo per fare un esempio, sarebbero destinati a scomparire, andando a formare un unico maxi comune. Una eventualità che potrebbe avere conseguenze pesanti anche sul fronte occupazionale: i sindacati provinciali stimano che potrebbero saltare circa 300 posti di lavoro. “Bisogna evitare ulteriori improvvisazioni e accelerazioni su una materia, come quella degli enti locali, che necessita di un quadro di certezze utile non solo per gli amministratori, ma per tutti i cittadini e per lo sviluppo economico e sociale dei territori”, conclude Lovelli.