Giovedì 21 Ottobre 2021

Ovada

Sferisterio, all’ombra delle notti ovadesi fiorisce la nuova frontiera del degrado

Il triste scenario che si presenta nell'impianto di via Lung'Orba

Sferisterio, all’ombra delle notti ovadesi fiorisce la nuova frontiera del degrado

OVADA - Cosa ci faccia il telaio di una bicicletta da corsa lasciato lì ad affiorare appena dalla terra del pendio bisognerebbe chiederlo all’ex proprietario che vi ha rinunciato. Tutt’attorno è un fiorire (triste) di spazzatura di vario tipo. Non se la passa bene da qualche anno lo Sferisterio di via Lung’Orba. Ma negli ultimi mesi la situazione è davvero degenerata. Chi ha qualche anno in più transita facendo spallucce ricordando ciò che l’impianto sportivo ha rappresentato per la città. L’attualità è in netto contrasto col passato glorioso.

«Vedo ragazzi che si riuniscono e bevono, anche di giorno. Al mattino queste strade sono piene di vomito e rifiuti». I residenti della zona i problemi li segnalano da tempo. Come dal condominio Sant’Andrea di piazza XX Settembre di recente preso di mira nonostante gli sforzi per ripulirne il portico dopo ogni fine settimana. Lo Sferisterio è a pochi passi. La scarsa illuminazione e gli spazi ampi consentono una “relativa tranquillità” anche dopo le 22.00 quando tutti dovrebbero essere tornati nelle loro abitazioni.

E invece le libagioni vanno avanti anche dopo, nonostante le pattuglie dei carabinieri. Ne sono la testimonianza evidente le bottiglie di superalcolici, acquistate nei supermercati e abbandonate e frantumate tra il prato incolto e i gradoni, le lattine delle bibite e i pacchetti di sigarette gettati, le confezioni di cibo provenienti dai distributori automatici disponibili a ogni ora.

Tutto è abbandonato da diverso tempo, non solo pochi giorni. Ma lo scenario più preoccupante è quello offerto da una parte del campo di gioco, quella più vicina la muro. È in quel punto, ben poco visibile quando cala la notte che i cartoni della pizza lasciano spazio a altre bottiglie di soluzioni alcoliche, ciò che rimane di una confezione di zucchero bianco oramai esaurito. Oltre il muro, un pentolino abbandonato tra rovi e utilizzato per fare chissà cosa. Non fa eccezione il piccolo promontorio dal quale anni fa si poteva assistere alle partite coperto di rifiuti.

E dire che dieci mesi fa, all’uscita del lockdown più duro, l’impianto dava la stessa sensazione di abbandono dovuta all’incuria di anni, ma era per lo meno pulito. Lo scenario ricorda ciò che anni fa succedeva in altre aree ben nascoste, tra via Carducci e il ponte della Veneta, lontano dagli occhi di chi poteva rendersene conto.

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