Sabato 25 Giugno 2022

la protesta

Peste suina, val Borbera furiosa: «Attività uccise da lockdown assurdo»

Ristoratori e albergatori contro l'ordinanza ministeriale: «È come se chiudessimo per altri 6 mesi. È una condanna a morte»

michele-negruzzo

Michele Negruzzo

VAL BORBERA — «Di fatto siamo stati condannati ad altri 6 mesi di zona rossa. Sulla nostra pelle è stato decretato un nuovo lockdown, questa volta insensato»: gli albergatori e i ristoratori della val Borbera sono sul piede di guerra in seguito all’ordinanza ministeriale sulla peste suina, che vieta per sei mesi, in 78 Comuni della provincia di Alessandria, caccia, trekking, escursioni a piedi e in mountain bike, raccolta di funghi…

«Le decisioni prese non tengono conto dell’impatto enorme che avranno sulla nostra economia e sulle nostre vite – spiega il presidente dell’associazione ristoratori, Michele Negruzzo – Un intero territorio che si ferma, anzi arretra, proprio nel momento in cui ci sarebbe più bisogno di avanzare in maniera energica per uscire da questo tunnel. Un’intera popolazione ostaggio di scelte incomprensibili, insensate, eccessive e un’intera filiera che viene dichiarata fuorilegge».

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Negruzzo, titolare del ristorante Ponte di Cosola, parla di «provvedimento esagerato» che provocherà un «immobilismo abnorme rispetto al problema»: «Il nostro è un territorio vocato al turismo escursionistico ed enogastronomico, che si presta a svariate attività e sport outdoor. Tutto ciò viene precluso per sei mesi e le nostre piccole realtà lavorative, già duramente segnate in questi due anni, subiranno un altro, ennesimo, duro colpo».

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Gli albergatori della val Borbera sperano che ci sia un ravvedimento: l’ordinanza congiunta di ministero della Salute e ministero dell’Agricoltura è già stata firmata ma non ancora stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale. «Dovremo essere uniti per evidenziare l’insensatezza di questo provvedimento e per portarne alla sua immediata correzione perché è impensabile chiudere (di fatto è come se chiudessimo) le nostre attività per altri sei mesi. Sarebbe una condanna a morte», conclude il presidente dell’associazione albergatori e ristoratori della val Borbera Michele Negruzzo.

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