Domenica 21 Luglio 2019

Azzardo: zona d'ombra sulle vite degli ovadesi

Gli ultimi dati sul gioco a slot e videolottery sembrano testimoniare di un seppur moderato calo. Ma in città si gioca ancora l'8% del reddito pro capite

Azzardo: zona d'ombra sulle vite degli ovadesi
 OVADA - Nel 2017, secondo i dati ufficiali, Ovada era al 789° posto su 7.954 comuni italiani nella classifica, non felicissima, delle città che spendono maggiormente nel gioco d’azzardo alle slot gestite dal Monopolio di Stato. Piccola consolazione il calo moderato della spesa procapite passata dai 1.630 euro del 2016 ai 1.549 dell’anno successivo.  Il 2017 è l’anno in cui il Comune di Ovada fece sentire i primi effetti la famosa ordinanza restrittiva sugli orari del gioco, il divieto emesso in realtà nell’ottobre dell’anno precedente di giocare dalle 9.00 alle 12.00 , dalle 17.00 alle 19.00 e dalle 21.00 alle 2.00 sia nei feriali che nei festivi. Quel provvedimento fu impugnato da due società del settore con punti gioco sul suolo cittadino ma alla fine il Tar diede ragione al Comune indicando come priorità il diritto alla salute dei cittadini. Nel computo totale non è compresa la fette di giocate on line, una penombra sulla quale è difficile fare luce. “E’ ragionevole pensare – spiega oggi Emilio Delucchi, direttore del Consorzio Servizi Sociali dell’Ovadese, a proposito dell’utilizzo delle slot – che la cifra indicata in quel periodo sia scesa”.

Anche dall’osservatorio sulle ludopatie dell’Asl arriva una conferma informale del trend in parte evidenziato dal dato sulla base di una considerazione molto semplice: meno possibilità di giocare corrisponde a un numero minore di giocate. Prudente sull’argomento la posizione del Comune. Difficile, in assenza di uno studio puntuale e recente sul tema andare oltre. Allo stesso modo è arduo individuare con precisione quelli sono le conseguenze sul tessuto sociale. Sempre nel 2017 lo stesso indicatore stimava nell’8% rispetto al reddito pro capite degli ovadesi di poco superiore a 20 mila euro l’ammontare complessivo delle giocate. In questo Ovada si collocava di poco al di sopra di un media nazionale assestata sul 6%. Andava peggio a Belforte (9%), comune il cui dato è però fortemente condizionato dal centro commerciale all’uscita del casello dell’A26. “E’ difficile individuare una tipologia di giocatore – prosegue Delucchi – Sono a rischio tanti soggetti, indipendentemente dalle condizioni sociali”. Un malessere diffuso testimoniato anche lo scorso anno attraverso le esperienze dirette di persone trovatesi a fare i conti con la patologia del gioco fino a veder stravolte le loro vite e per questo inserite nel gruppo d’aiuto creato proprio dal Consorzio nell’ambito del progetto “Zero Slot”. “Il gruppo – spiega il team di psicologi e assistenti sociali che se ne sta occupando – inizia ad avere numeri significativi e ed è uno strumento utile. Siamo partiti da colloqui con soggetti potenzialmente a rischio. Quello che stiamo affrontando è un problema reale”.

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