Mercoledì 13 Novembre 2019

L'autopsia dovrà spiegare il giallo di Capodanno

E' di Massimo Garitta, ovadese con un'esistenza complicata alla spalle, il corpo trovato ieri senza vita in un campo a lato dalla ex statale 456 del Turchino

L'autopsia dovrà spiegare il giallo di Capodanno
OVADA - Sono stati alcuni viaggiatori sul treno in arrivo alla stazione di Ovada e in transito sulla vicina massicciata a segnalare per primi la presenza di un cadavere nel primo pomeriggio di ieri. Risponde al nome di Massimo Garitta, 53 anni, l’uomo ritrovato senza vita nel primo pomeriggio di ieri in località Picussino, pochi metri sulla ex statale del Turchino in direzione Rossiglione sulla destra. Sul posto i Carabinieri di Ovada e Acqui Terme con i nuclei scientifici che hanno provveduto ai rilievi del caso nel tentativo di dare una prima spiegazione al decesso. Sarà però necessaria l’autopsia disposta nel tardo pomeriggio dal magistrato  per capirne qualcosa di più. L’ipotesi è che l’uomo sia stata investito da un veicolo e trasportato sul terreno dove poi è stato ritrovato.  A spingere per questa interpretazione ci sarebbero i segni di pneumatici ritrovati sul suo corpo. Al lavoro per accertamenti fino alla tarda serata di ieri il magistrato della Procura di Alessandria Eleonora Guerra e il colonnello Giacomo Tessore, comandante del Nucleo investigativo provinciale dei carabinieri, dopo il sopralluogo. Un’esistenza complicata quella di Garitta, come molti ovadesi sapevano. Abitava in un appartamento di edilizia popolare di via Bisagno e spesso stazionava tra piazza Garibabaldi e altri punti del centro storico per chiedere qualche spicciolo ai passanti. Era seguito dai servizi sociali e dal centro di igiene mentale di Ovada. Nel 2016 l’uomo era finito a processo, come possibile complice, in relazione a due fatti, lo svuotamento di un distributore di latte in piazza Martiri della Libertà e il furto in una gioielleria di via Cairoli. Per quei fatti furono condannati due uomini, per Garitta arrivò l’assoluzione, dalla richiesta di un anno e due mesi, per carenza di prove.

 

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