Sabato 11 Luglio 2020

Ovada

Letture, musica e laboratori: le nuove tecnologie aiutano l’assistenza

L’attività di San Domenico e del centro Lo Zainetto si è riorganizzata dopo la chiusura per la pandemia 

Letture, musica e laboratori: le nuove tecnologie aiutano l’assistenza

OVADA - Ha preso forma in pochi giorni il progetto “Educazione a distanza” elaborato per interagire con i soggetti con disabilità seguiti dal centro residenziale San Domenico e dal diurno “Lo Zainetto”. Anche queste due realtà si sono trovate nella necessità di riorganizzare le attività dopo la pandemia da coronavirus degli ultimi mesi. «Il centro è stato chiuso il 9 marzo - spiega la coordinatrice, Claudia Arcadipane - Due giorni dopo abbiamo iniziato a inviare i primi video alle famiglie».

Del bilancio di aprile e maggio si è parlato martedì scorso in una pausa di registrazione di “Diversi da chi?”, la trasmissione registrata in queste settimane in videoconferenza e trasmessa dall’emittente Radio San Paolo di Castellazzo. «Utilizzando la piattaforma Zoom - prosegue Arcadipane - siamo riusciti a sviluppare gran parte dei nostri laboratori in videoconferenza individuando così una valida alternativa alle modalità di dialogo precedenti. In alcuni casi abbiamo verificato come l’utilizzo delle nuove tecnologie sia molto stimolante per i ragazzi e come la soglia di attenzione sia più prolungata rispetto alla normalità». Un fattore di cui tenere conto in un momento in cui non ci sono ancora certezze sulla riapertura del centro.

«Stiamo lavorando ogni giorno - spiega l’assistente sociale del Consorzio, Vanessa Cazzulo - per la riapertura. Attendiamo le direttive della Regione attraverso le quali potranno essere ridefiniti spazi e le attività da svolgere». Nel frattempo, attraverso internet, si va avanti. Laboratori di cucina, l’impegno regolare in radio, i momenti di danzaterapia e il corso di Atletica Leggera in collaborazione con l’Atletica Ovadese che da tempo porta avanti il suo impegno in questa direzione. In tutto sono una ventina i destinatari. A loro si aggiungono le famiglie per un momento di leggerezza. «Sono circa una cinquantina - conclude la coordinatrice del centro - inviati dall’inizio di questa nuova fase. Quando siamo partiti non eravamo sicuri che saremmo arrivati a questo punto. In questo caso una situazione così negativa ha rappresentato anche un’occasione per modificarsi e crescere».

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